Avv. Aldo De Dominicis
Il cliente continua a rimandare, la fattura è ancora aperta e i mesi diventano anni. Poi arriva il dubbio: posso ancora recuperare il credito oppure ho aspettato troppo?
La risposta non dipende soltanto dall’età della fattura. Occorre capire da quale rapporto nasce il credito, quando è diventato esigibile e che cosa è accaduto nel frattempo. Un sollecito ricevuto dal debitore o un riconoscimento del debito possono cambiare la valutazione. In altri casi, invece, può essere già scaduto un termine che una semplice richiesta di pagamento non è sufficiente a salvaguardare.
Ecco sette aspetti da conoscere prima di considerare un credito perso — o di essere troppo sicuri di poterlo ancora recuperare.
1. La fattura non ha una “scadenza legale” uguale per tutti
«Le fatture si prescrivono tutte dopo dieci anni»: è una semplificazione che può costare cara.
Il termine ordinario di prescrizione è decennale, ma esistono numerose eccezioni. Per individuare il termine corretto bisogna esaminare il rapporto da cui nasce il pagamento: una vendita, una prestazione professionale, una locazione o un trasporto possono seguire regole diverse.
I canoni di locazione e gli interessi, ad esempio, sono soggetti alla prescrizione quinquennale.
Neppure la presenza di rate risolve la questione: suddividere un unico debito in pagamenti mensili non significa automaticamente applicare la prescrizione quinquennale delle prestazioni periodiche.
La domanda da farsi: che cosa doveva pagare il debitore e in base a quale accordo?
2. Il conto alla rovescia non parte necessariamente dalla data della fattura
Una fattura emessa da quattro anni potrebbe riguardare un pagamento già esigibile da molto prima. Oppure potrebbe prevedere una scadenza successiva alla sua emissione.
La regola generale è che la prescrizione decorre dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere. Per un credito con una scadenza concordata, normalmente occorre quindi individuare quando il pagamento poteva essere preteso.
Emettere una fattura in ritardo non consente, da solo, di guadagnare tempo. Lo stesso vale per un nuovo riepilogo contabile o per il reinvio di una fattura già emessa.
Prima di contare gli anni, bisogna trovare il punto dal quale iniziare a contarli.
La domanda da farsi: da quale giorno potevo esigere il pagamento?
3. Un sollecito può salvare il credito, ma deve essere quello giusto
«Gli ho telefonato tante volte» non offre la stessa tutela di una richiesta scritta della quale sia possibile dimostrare contenuto e ricezione.
La prescrizione può essere interrotta da un atto idoneo a costituire in mora il debitore. La richiesta deve individuare sufficientemente il credito ed esprimere in modo inequivoco la volontà di ottenere il pagamento.
PEC e raccomandata possono essere strumenti utili, ma non basta scegliere il mezzo giusto: conta anche ciò che si scrive e a chi arriva.
Un messaggio generico come «dobbiamo sistemare le vecchie pendenze» può creare problemi che una richiesta precisa avrebbe evitato. Occorre conservare il testo completo, gli allegati e le ricevute, senza limitarsi a un’annotazione del tipo “sollecito inviato”.
Un valido atto interruttivo fa iniziare un nuovo periodo di prescrizione; per gli atti giudiziali operano anche regole specifiche sulla durata dell’effetto.
La domanda da farsi: posso dimostrare quale pagamento ho chiesto, a chi e quando?
4. «Ti pago il mese prossimo» può contare. «Ne stiamo parlando» potrebbe non bastare
Il debitore chiede una dilazione, propone un piano di rientro o versa un acconto. Sono circostanze da esaminare con attenzione: il riconoscimento del diritto da parte del debitore può interrompere la prescrizione.
Tuttavia, non ogni frase rassicurante costituisce un riconoscimento e non ogni pagamento parziale chiarisce automaticamente la sorte dell’intero credito. Bisogna valutare il contenuto delle comunicazioni e il debito al quale si riferiscono.
Le trattative, da sole, non garantiscono che il tempo si sia fermato.
Il rischio è continuare ad aspettare per non compromettere il rapporto con il cliente, lasciando però decorrere il termine. Negoziare e salvaguardare il credito sono esigenze che devono essere gestite insieme.
La domanda da farsi: il debitore ha riconosciuto chiaramente il credito oppure ha soltanto rinviato la discussione?
5. Per i compensi professionali, “tre anni” non significa automaticamente credito perduto
Chi cerca informazioni sui compensi professionali incontra spesso il termine di tre anni e conclude: «Ormai non posso più chiedere nulla».
La questione è più articolata. Per i compensi dei professionisti è prevista una prescrizione presuntiva triennale, che va distinta dalla prescrizione estintiva.
La prescrizione presuntiva si fonda sulla presunzione che il debito sia stato pagato e incide sul piano della prova. La sua applicabilità richiede l’esame del rapporto; anche ciò che il debitore dichiara o contesta può avere conseguenze decisive.
Se viene opposta validamente, non è sufficiente ignorarla e ripresentare la fattura: per superare la presunzione operano regole probatorie specifiche.
Il termine triennale non va quindi letto come una cancellazione automatica di tutti i crediti professionali.
La domanda da farsi: nel mio caso si parla di prescrizione estintiva oppure di presunzione di avvenuto pagamento?
6. Potrebbe esserci una decadenza: in quel caso una diffida non risolve tutto
A volte il problema non è soltanto quanti anni siano trascorsi. Può essere necessario compiere un preciso atto entro un termine molto più breve.
È il terreno della decadenza, alla quale non si applicano automaticamente le regole sull’interruzione della prescrizione.
Un esempio riguarda le pretese per vizi di un’opera in appalto. Nella disciplina generale, la denuncia è soggetta al termine di sessanta giorni dalla scoperta, mentre l’azione si prescrive in due anni dalla consegna. Sono previste eccezioni; altre fattispecie, come determinati gravi difetti dell’opera, seguono regole differenti.
Questi termini riguardano la garanzia per i vizi, non il credito dell’appaltatore al pagamento del prezzo. L’esempio serve a mostrare che nella stessa vicenda possono esserci scadenze diverse, da rispettare con atti diversi.
Per impedire una decadenza occorre compiere l’atto richiesto dalla disciplina applicabile o dal contratto; in determinate circostanze può rilevare anche il riconoscimento della controparte.
La domanda da farsi: devo soltanto chiedere il pagamento oppure devo anche compiere un altro adempimento entro una scadenza?
7. Un credito vecchio non è necessariamente perso. Ma una nuova lettera non fa miracoli
Prima di rinunciare al recupero, occorre ricostruire la storia del credito. Una decorrenza diversa da quella ipotizzata, un sollecito ricevuto, un riconoscimento o una causa di sospensione possono cambiare il risultato.
Vale però anche il contrario: una nuova diffida non fa ripartire, da sola, una prescrizione già compiuta. Eventuali rinunce alla prescrizione maturata o successivi accordi richiedono una valutazione distinta.
La prescrizione estintiva, inoltre, deve essere opposta dalla parte interessata: il giudice non può rilevarla d’ufficio. Ciò non rende prudente iniziare una causa confidando nella disattenzione del debitore.
La verifica deve precedere la decisione di agire, così da valutare insieme la fondatezza della richiesta, le prove, i costi e le prospettive concrete di recupero.
La domanda da farsi: qualcuno ha esaminato tutta la documentazione oppure sto decidendo soltanto in base alla data della fattura?
Vuoi capire se puoi ancora recuperare il tuo credito?
Per una prima valutazione sono utili il contratto o il preventivo accettato, le fatture, le scadenze concordate, i solleciti con le ricevute e le risposte del debitore.
Lo Studio dell’Avv. Aldo De Dominicis, a Montorio al Vomano, offre assistenza nella valutazione e nel recupero dei crediti.
Email: info@avvocaldo.com
Telefono: +39 0861 59 27 66
Per il primo contatto puoi descrivere brevemente la situazione, indicando l’origine del credito e le date principali. Attendi le indicazioni dello studio prima di trasmettere documentazione riservata.
Le informazioni hanno carattere generale e riguardano i crediti civili. Crediti tributari, previdenziali e altri rapporti soggetti a discipline speciali richiedono verifiche specifiche.


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